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La storia di questo
castello
Questo che
segue è il testo integrale del documento originale come da
Decreto di vincolo (Legge 1089/'39 art.1 e 2). la cui copia
autenticata ci è stata fornita dalla famiglia
Marini
residente a Mignano tutt'ora
Il castello di
Mignano, situato alle pendici dell'Appennino, ad un’altitudine di
589mt. s.l.m. , è senza dubbio uno degli angoli più suggestivi della
Valtiberina, sia per la sua posizione che per la sua storia. Questo
splendido esempio di "castrum" medievale, molto ben conservato nelle
sue strutture essenziali, risale al secolo XI quando, per scopi
difensivi, fu costruito alla sommità di una collina che consentiva
un'ampia visuale sulle strade di accesso alla Valle del Tevere.
Mignano faceva parte
delle proprietà dei conti di Galbino, Caprese, Montedoglio e
Montauto, discendenti dei Lotteringhi della Stufa e dei Gonzaga. Il
primo documento in cui esso viene citato risale al 1085 (Annali
Camaldolesi T. III) quando Alberto e Bernardo, figli del Conte
Ranieri di Montedoglio, donarono all'abate Pietro di Decciano metà
della Chiesa di S. Donato a Mignano.
Nel 1133 il Pontefice
Innocenzo III, con bolla del 3 maggio, confermò alla medesima Badia
tutto quello che le era già stato concesso dai conti di Galbino nei
pivieri di S. Casciano a Startina e di S. Stefano presso il Tevere
con quanto possedeva in Mignano e in tutta la valle di Sintigliano
(Annali Camaldolesi T. IV).
I conti di Montedoglio
ruotarono sempre nell’orbita di Firenze, infatti, dal 1384 in poi,
dopo aver ristabilito il dominio su Arezzo e sul suo territorio,
Firenze prese la contea "in accomandigia perpetua" e, per atto del
31 agosto 1385, fu stabilito che i castelli dovevano d'allora in poi
dipendere "di pieno diritto e dominio" dalla Repubblica Fiorentina (
Riform. di Firenze e Ammirati St. Fior. Lib. XV), pur sotto il
controllo dei conti di Montedoglio.
Nel 1484, estinta la
linea maschile con Pier Noferi e Princivalle di Guido, gli abitanti
della contea fecero istanza alla Signoria di Firenze affinché
volesse sottoporre al suo dominio questo territorio.
Nel 1489, con
provvedimento del 12 giugno, il Senato Fiorentino incorporò i
territori dei conti di Montedoglio deputando gli Otto di Pratica al
Governo di questi stessi luoghi.
Nel 1490, gli Otto di
Pratica concessero ai figli del Conte Andrea di Montedoglio tutti i
beni allodiali appartenenti al conte Pier Noferi, eccetto il Palazzo
con la rocca di Montedoglio e quella di Badia Tedalda, riservando
comunque ogni giurisdizione e impero alla Repubblica Fiorentina.
La contea di
Montedoglio, di cui faceva parte il castello di Mignano, appartenne,
con il controllo più o meno diretto di Firenze, alla dinastia di
Montauto e Galbino fino a tutto il sec. XIII, ma già all'inizio del
XIV secolo "a cagione di matrimoni o per diritto di conquista" (
Repetti p. 379 T II ), passò prima ai Tarlati di Pietramala, poi
agli Schianteschi e ai Cantagallina di Sansepolcro. All'estinzione
di quest'ultima famiglia la contea di Montedoglio fu riunita al
Granducato di Toscana.
Per quanto riguarda la
storia della chiesa all'interno del castello, nel documento del 1085
essa viene menzionata come S. Donato di Mignano; mentre in un altro
atto del 1231 compare per la prima volta il nome di "S. Andrea della
Torre".
Una cronaca del 1488 fa
menzione di "S.Andrea de’Curi" e della chiesa dei Santi Vito e
Modesto a Mignano-, dunque, a questa data, esistevano due chiese
all'interno del castello. Infatti, il 15 aprile 1563, quando Mignano
fu visitata dal Vescovo Niccolò Tornabuoni "...fu visto per primo
l'oratorio del castro, annesso alle chiese principali dei Santi
Vito, Modesto e Crescenzia e quella dal titolo di S.Andrea Apostolo".
La chiesa dei Santi Vito e Modesto accoglieva anche i sepolcri degli
abitanti del Castello.
Sempre dalle cronache
delle visite pastorali, possiamo dedurre molte altre notizie sulla
storia della chiesa e di tutto il castello; per esempio, che la
popolazione, nel XVI sec. era di circa 50 persone e che il beneficio
rendeva circa 60 staia di grano nel 1563, mentre nel 1593 rendeva
soltanto 48 staia.
Dalle stesse cronache di
questo secolo, si deduce che la chiesa non aveva né canonica, né
cimitero e che sulla sua parete destra era affrescata l'immagine di S.Andrea.
Il 25 maggio 1767, per
istanza dei capitani di parte di Firenze, fu decretata la
profanazione della chiesa dei Santi Vito e Modesto, già annessa alla
chiesa di S.Andrea. Ambedue le chiese erano in cattivo stato, tanto
che il materiale della chiesa da abbattersi doveva servire a
riparare l'altra.
Ancora nella cronaca del
1783, si legge che la chiesa e la canonica sono cadenti; infatti,
come risulta dall'iscrizione sulla porta d'ingresso: "Elegi et
santificavi locum istum vos tanquam lapides coedificamini in domum
spiritualem A.D. 1819 A." la chiesa fu restaurata per la prima volta
soltanto nel 1819, ma in seguito è stata molto ben conservata pur
secondo canoni oggi discutibili.
La canonica, invece,
probabilmente abitata solo per brevi periodi, è stata lasciata nel
più completo stato di abbandono, tanto che attualmente è ridotta
quasi ad una rovina
La chiesa di S.Andrea,
restaurata seguendo soltanto criteri di praticità dai parroci che si
sono susseguiti durante l'ultimo cinquantennio, si presenta oggi
come un qualsiasi oratorio di campagna di scarso.valore
storico-artistico.
La chiesa, infatti, è ad
una sola navata, con il tetto a capanna sorretto da capriate di
notevoli dimensioni poggianti su mensole modanate; ha pareti
intonacate e pavimento in graniglia della peggiore specie.
Il presbiterio è
distinto dalla navata mediante un gradino sul quale poggia una
comunissima balaustra con mensa in pietra, sostegni in muratura
intonacata e graziose colonnette seicentesche in marmo finemente
modanato.
Il resto del Castello di
Mignano in parte restaurato da alcuni proprietari, conserva ancora
oggi la sua antica fisionomia.
II nucleo originario
dell'abitato è senza dubbio quello sulla cima della collina occupata
dalla torre e dal cassero; in seguito il castello si è sviluppato in
una sequenza lineare est ovest, seguendo la pendenza del terreno,
tanto da creare un insieme di volumi perfettamente unitario e
armonico.
Il lato est del "castrum",
costruito direttamente sulla roccia con muratura di pietrame
calcareo di varia pezzatura, disposto abbastanza regolarmente a
filari, presenta in un unico contesto i prospetti a capanna di due
edifici collegati da un corpo intermedio nel quale si apre una bella
porta medievale con arcata a sesto acuto formata da conci di pietra
lavorati, in asse con il percorso in salita a gradoni che attraversa
tutto il nucleo.
Sullo stesso fronte del
castello, deturpato da una superfetazione esterna che ne interrompe
l'unità di facciata e le armoniche proporzioni, spiccano il
campanile a vela della chiesa di S.Andrea, impostato
perpendicolarmente alla porta di ingresso e due finestre con larghe
mostre di pietra lavorate.
Il "castrum" è chiuso
all'estremità ovest dal vasto volume del cassero con torre angolare;
questi tre edifici e la torre presentano caratteristiche costruttive
e particolari architettonici, del tutto simili a quelli del fronte
est del castrum e con un piccolo tratto di mura ancora visibili in
un edificio sul lato sud, costituiscono le uniche parti originali
del castello.
In particolare, la parte
più nobile del castello, cioè quella occupata occasionalmente dai
rappresentanti dei conti o del governo di Firenze, doveva
corrispondere con l'ultima casa a sinistra del fronte Nord.
Infatti, sul paramento
murario di questo edificio, costituito da conci di pietra locale,
spiccano un'elegante rifinitura angolare in conci di travertino e la
ghiera di una bella finestra ad ogiva anch'essa riquadrata con
travertino, segni evidenti di una certa ricercatezza di particolari
e di effetti policromi.
Anche l'edificio
centrale doveva avere una certa dignità date le sue dimensioni e la
presenza, al suo interno, di un grande camino in pietra di notevole
fattura recante uno stemma della famiglia.
Forse all'ultimo di
questi tre edifici, molto alto e stretto, corrispondeva un'altra
torre della cinta muraria del castello, ma questa è solo un'ipotesi,
poiché l'edificio è stato più volte restaurato.
La torre, rimasta
miracolosamente intatta nella sua struttura originaria, ma
probabilmente abbassata in seguito ad un crollo della parte
terminale, conserva ancora intatte le piccole finestre riquadrate in
pietra e la porta di ingresso con architrave di fattura
rinascimentale.
Mignano, dunque,
costituisce un raro esempio di castello medievale in una zona un
tempo molto ricca di tali fortificazioni, data la sua vicinanza con
l'Appennino Tosco-Emiliano.
Il relatore
dr.ssa Renata GOTTSCHALK
la SOPRINTENDENTE
PRIMO DIRIGENTE
(Dr.ssa Anna Maria Maetzke)
VISTO: IL MINISTRO
F.to RONCHEY
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