Vi ringraziamo tutti quanti siete intervenuti e vi aspettiamo alla prossima edizione 2008

Un successo oltre ogni aspettativa per la terza edizione di Mignano 1499… quasi 1500, la rievocazione storica tenutasi nell’amena località di Mignano il 29-30 giugno e 1° luglio 2007, ideata e curata dai Cavalieri di Matilde.


 



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L’evento ha proposto ai numerosi visitatori un vero e proprio tuffo nella vita di un piccolo borgo fortificato, tra botteghe e osterie, arti e mestieri, esibizioni di musici, sbandieratori e cavalieri, tornei di arcieri, pranzi rinascimentali, investiture di cavalieri, messe in latino e teatri   notturni al lume di torce.

 


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Con questa manifestazione si è rievocata la vicenda di guerra e d’avventura vissuta dal castello di Mignano alla fine del secolo quindicesimo, quando l’inervento delle Lance di Montedoglio permise di cacciare gli invasori al soldo dei veneziani dalle terre di Toscana, consentendo agli alleati fiorentini di riprendere possesso di questo avamposto e avere il controllo delle vie di collegamento a Firenze attraverso il Casentino e l’alta Valtiberina.

La storia di questo castello
Questo che segue è il testo integrale del documento originale come da Decreto di vincolo (Legge 1089/'39 art.1 e 2). la cui copia autenticata ci è stata fornita dalla famiglia Marini residente a Mignano tutt'ora


I
l castello di Mignano, situato alle pendici dell'Appennino, ad un’altitudine di 589mt. s.l.m. , è senza dubbio uno degli angoli più suggestivi della Valtiberina, sia per la sua posizione che per la sua storia. Questo splendido esempio di "castrum" medievale, molto ben conservato nelle sue strutture essenziali, risale al secolo XI quando, per scopi difensivi, fu costruito alla sommità di una collina che consentiva un'ampia visuale sulle strade di accesso alla Valle del Tevere.

Mignano faceva parte delle proprietà dei conti di Galbino, Caprese, Montedoglio e Montauto, discendenti dei Lotteringhi della Stufa e dei Gonzaga. Il primo documento in cui esso viene citato risale al 1085 (Annali Camaldolesi T. III) quando Alberto e Bernardo, figli del Conte Ranieri di Montedoglio, donarono all'abate Pietro di Decciano metà della Chiesa di S. Donato a Mignano.

Nel 1133 il Pontefice Innocenzo III, con bolla del 3 maggio, confermò alla medesima Badia tutto quello che le era già stato concesso dai conti di Galbino nei pivieri di S. Casciano a Startina e di S. Stefano presso il Tevere con quanto possedeva in Mignano e in tutta la valle di Sintigliano (Annali Camaldolesi T. IV).

I conti di Montedoglio ruotarono sempre nell’orbita di Firenze, infatti, dal 1384 in poi, dopo aver ristabilito il dominio su Arezzo e sul suo territorio, Firenze prese la contea "in accomandigia perpetua" e, per atto del 31 agosto 1385, fu stabilito che i castelli dovevano d'allora in poi dipendere "di pieno diritto e dominio" dalla Repubblica Fiorentina ( Riform. di Firenze e Ammirati St. Fior. Lib. XV), pur sotto il controllo dei conti di Montedoglio.

Nel 1484, estinta la linea maschile con Pier Noferi e Princivalle di Guido, gli abitanti della contea fecero istanza alla Signoria di Firenze affinché volesse sottoporre al suo dominio questo territorio.

Nel 1489, con provvedimento del 12 giugno, il Senato Fiorentino incorporò i territori dei conti di Montedoglio deputando gli Otto di Pratica al Governo di questi stessi luoghi.

Nel 1490, gli Otto di Pratica concessero ai figli del Conte Andrea di Montedoglio tutti i beni allodiali appartenenti al conte Pier Noferi, eccetto il Palazzo con la rocca di Montedoglio e quella di Badia Tedalda, riservando comunque ogni giurisdizione e impero alla Repubblica Fiorentina.

La contea di Montedoglio, di cui faceva parte il castello di Mignano, appartenne, con il controllo più o meno diretto di Firenze, alla dinastia di Montauto e Galbino fino a tutto il sec. XIII, ma già all'inizio del XIV secolo "a cagione di matrimoni o per diritto di conquista" ( Repetti p. 379 T II ), passò prima ai Tarlati di Pietramala, poi agli Schianteschi e ai Cantagallina di Sansepolcro. All'estinzione di quest'ultima famiglia la contea di Montedoglio fu riunita al Granducato di Toscana.

 

Per quanto riguarda la storia della chiesa all'interno del castello, nel documento del 1085 essa viene menzionata come S. Donato di Mignano; mentre in un altro atto del 1231 compare per la prima volta il nome di "S. Andrea della Torre".

Una cronaca del 1488 fa menzione di "S.Andrea de’Curi" e della chiesa dei Santi Vito e Modesto a Mignano-, dunque, a questa data, esistevano due chiese all'interno del castello. Infatti, il 15 aprile 1563, quando Mignano fu visitata dal Vescovo Niccolò Tornabuoni "...fu visto per primo l'oratorio del castro, annesso alle chiese principali dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia e quella dal titolo di S.Andrea Apostolo". La chiesa dei Santi Vito e Modesto accoglieva anche i sepolcri degli abitanti del Castello.

Sempre dalle cronache delle visite pastorali, possiamo dedurre molte altre notizie sulla storia della chiesa e di tutto il castello; per esempio, che la popolazione, nel XVI sec. era di circa 50 persone e che il beneficio rendeva circa 60 staia di grano nel 1563, mentre nel 1593 rendeva soltanto 48 staia.

Dalle stesse cronache di questo secolo, si deduce che la chiesa non aveva né canonica, né cimitero e che sulla sua parete destra era affrescata l'immagine di S.Andrea.

Il 25 maggio 1767, per istanza dei capitani di parte di Firenze, fu decretata la profanazione della chiesa dei Santi Vito e Modesto, già annessa alla chiesa di S.Andrea. Ambedue le chiese erano in cattivo stato, tanto che il materiale della chiesa da abbattersi doveva servire a riparare l'altra.

Ancora nella cronaca del 1783, si legge che la chiesa e la canonica sono cadenti; infatti, come risulta dall'iscrizione sulla porta d'ingresso: "Elegi et santificavi locum istum vos tanquam lapides coedificamini in domum spiritualem A.D. 1819 A." la chiesa fu restaurata per la prima volta soltanto nel 1819, ma in seguito è stata molto ben conservata pur secondo canoni oggi discutibili.

La canonica, invece, probabilmente abitata solo per brevi periodi, è stata lasciata nel più completo stato di abbandono, tanto che attualmente è ridotta quasi ad una rovina

La chiesa di S.Andrea, restaurata seguendo soltanto criteri di praticità dai parroci che si sono susseguiti durante l'ultimo cinquantennio, si presenta oggi come un qualsiasi oratorio di campagna di scarso.valore storico-artistico.

La chiesa, infatti, è ad una sola navata, con il tetto a capanna sorretto da capriate di notevoli dimensioni poggianti su mensole modanate; ha pareti intonacate e pavimento in graniglia della peggiore specie.

Il presbiterio è distinto dalla navata mediante un gradino sul quale poggia una comunissima balaustra con mensa in pietra, sostegni in muratura intonacata e graziose colonnette seicentesche in marmo finemente modanato.

Il resto del Castello di Mignano in parte restaurato da alcuni proprietari, conserva ancora oggi la sua antica fisionomia. 

II nucleo originario dell'abitato è senza dubbio quello sulla cima della collina occupata dalla torre e dal cassero; in seguito il castello si è sviluppato in una sequenza lineare est ovest, seguendo la pendenza del terreno, tanto da creare un insieme di volumi perfettamente unitario e armonico.

Il lato est del "castrum", costruito direttamente sulla roccia con muratura di pietrame calcareo di varia pezzatura, disposto abbastanza regolarmente a filari, presenta in un unico contesto i prospetti a capanna di due edifici collegati da un corpo intermedio nel quale si apre una bella porta medievale con arcata a sesto acuto formata da conci di pietra lavorati, in asse con il percorso in salita a gradoni che attraversa tutto il nucleo.

Sullo stesso fronte del castello, deturpato da una superfetazione esterna che ne interrompe l'unità di facciata e le armoniche proporzioni, spiccano il campanile a vela della chiesa di S.Andrea, impostato perpendicolarmente alla porta di ingresso e due finestre con larghe mostre di pietra lavorate.

Il "castrum" è chiuso all'estremità ovest dal vasto volume del cassero con torre angolare; questi tre edifici e la torre presentano caratteristiche costruttive e particolari architettonici, del tutto simili a quelli del fronte est del castrum e con un piccolo tratto di mura ancora visibili in un edificio sul lato sud, costituiscono le uniche parti originali del castello.

In particolare, la parte più nobile del castello, cioè quella occupata occasionalmente dai rappresentanti dei conti o del governo di Firenze, doveva corrispondere con l'ultima casa a sinistra del fronte Nord.

Infatti, sul paramento murario di questo edificio, costituito da conci di pietra locale, spiccano un'elegante rifinitura angolare in conci di travertino e la ghiera di una bella finestra ad ogiva anch'essa riquadrata con travertino, segni evidenti di una certa ricercatezza di particolari e di effetti policromi.

Anche l'edificio centrale doveva avere una certa dignità date le sue dimensioni e la presenza, al suo interno, di un grande camino in pietra di notevole fattura recante uno stemma della famiglia.

Forse all'ultimo di questi tre edifici, molto alto e stretto, corrispondeva un'altra torre della cinta muraria del castello, ma questa è solo un'ipotesi, poiché l'edificio è stato più volte restaurato.

La torre, rimasta miracolosamente intatta nella sua struttura originaria, ma probabilmente abbassata in seguito ad un crollo della parte terminale, conserva ancora intatte le piccole finestre riquadrate in pietra e la porta di ingresso con architrave di fattura rinascimentale.

Mignano, dunque, costituisce un raro esempio di castello medievale in una zona un tempo molto ricca di tali fortificazioni, data la sua vicinanza con l'Appennino Tosco-Emiliano.

Il relatore
dr.ssa Renata
GOTTSCHALK

la SOPRINTENDENTE
PRIMO DIRIGENTE
(Dr.ssa Anna Maria Maetzke)

VISTO: IL MINISTRO
F.to RONCHEY

 

 

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